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Predappio
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(Abitanti: 5.596 - Altitudine:
133 mt. slm)
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Numeri
utili:
Municipio 0543/922245 |
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Circondata da vigneti pregiati,
fra calanchi e banchi d'argilla che si fanno più frequenti procedendo
verso l'Appennino, Predappio s'incontra sulla Statale 9 ter, risalendo
la vallata del Rabbi. Nettamente divisa dall'antica Predappio (denominata
Predappio Alta con regio decreto del marzo 1936), è la testimonianza
dell'impegno di Benito Mussolini per valorizzare i luoghi che gli
dettero i natali. L'intervento più vistoso è la trasformazione della
vecchia frazione di Dovìa, dov'è ubicata la casa dell'ex-dittatore,
che divenne in breve capoluogo comunale. Nell'ambito di quella che
fu un tempo Dovìa (Duae viae, cioè due strade: per Rocca S.Casciano
e per Premilcuore) è evidente una concezione architettonica particolare
dettata dai numerosi edifici e costruzioni nel tipico stile dell'epoca
fascista. L'antica Dovia, del resto, il cui sviluppo fu deciso nel
1924, appena un secolo fa non era che un piccolo agglomerato di case
rurali.
La cerimonia di fondazione del nuovo paese avvenne il 30 agosto 1925,
grande assente il capo del governo che invece ne fu ispiratore e assiduo
controllore. La causa ufficiale della fondazione del nuovo centro
abitato - a differenza di Sabaudia e Littoria - fu trovata inserendo,
con regio decreto, Predappio Alta negli elenchi dei centri abitati
che erano interessati da forti movimenti franosi, tali da compromettere
la stabilità degli edifici e la sicurezza degli abitanti. Una perizia
del genio civile attestò che si rendeva quanto mai necessario spostare
l'antico sito di Predappio Alta in un'area più a valle. Venne individuata
l'area di Dovìa-Predappio. Il piano generale della città fu elaborato
nel 1926 (ma la storia costruttiva del paese copre un arco di 15 anni)
da Florestano Di Fausto, architetto ed ingegnere romano, seguendo
uno studio dell'ufficio del Genio Civile di Forlì. Predappio diventò
meta obbligata delle personalità che occupavano le più alte cariche
dello stato, degli esponenti della nobiltà, della casa regnante e
dello stesso re.
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Il Duce Benito Mussolini
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L'impianto urbanistico di Predappio
La "Città del Duce", così come volle ridisegnarla Florestano Di Fausto,
si sviluppa sulla strada provinciale di fondovalle lungo una sorta
di percorso trionfale che culmina nella piazza su cui si erge la Chiesa
di S.Antonio. Sulla via che taglia il paese (prima Via Benito Mussolini,
poi Giacomo Matteotti, in una sintesi efficace delle alterne sorti
del regime) si ergono isolati gli edifici funzionali alla vita del
paese. A Predappio, spesso chiamati dallo stesso Mussolini, operarono
oltreché Florestano Di Fausto, altri architetti di fama e prestigio
come Gustavo GIovannoni, Arnaldo Fuzzi, Cesare Bazzani e Cesare Valle.
Alla fine del 1937 Predappio ebbe tutti i contenitori che dovevano
caratterizzare la celebrazione del potere, funzionali al suo ruolo
precipuo di terra di culto. Ma dato che medesimo stile accomuna e
armonizza le principali costruzioni, tale linearità costruttiva costituisce
anche un ambiente urbano singolare e caratteristico.
Asilo e Oratorio di S.Rosa
(Viale Roma - Visitabile - Suore Scuola Materna S.Rosa - tel. 922249)
Edificata tra il 1925 e il 1928 è dedicata a S.Rosa da Lima ed è la
prima Chiesa sorta nel territorio di Predappio Nuova.
Tra il 1928 e il 1934, sostituendosi alla Pieve di S.Cassiano in Pennino,
svolse anche ruolo di parrocchia.
L'area dove si trova il complesso, dono di un privato, doveva inizialmente
accogliere infatti la chiesa parrocchiale, ma il progetto di spostamento
del centro del paese indussero il capo del governo a consigliare l'arresto
dei lavori appena iniziati ed a promettere la costruzione, sotto il
suo diretto interessamento, di una nuova chiesa parrocchiale.
L'architetto F. Di Fausto riutilizzò, così, in parte le fondamenta
ormai avviate, per la costruzione di un asilo infantile con annesso
un piccolo oratorio. Attualmente la piccola chiesa è custodita, insieme
al vicino asilo, da 4 suore Orsoline della congregazione bergamasca
e ogni anno, il 27 agosto, festeggia la propria patrona con una partecipatissima
festa.
All'interno: La Madonna del Fascio. Si tratta di un grande mosaico
a tutta parete realizzato dall'artista Da Silva, in stile azuleos
e proveniente da una fabbrica di ceramica di Lisbona.
Venne donato in formelle e assemblato dove si trova oggi, anziché
al castello delle Caminate dove era inizialmente destinato, poiché
così decise lo stesso Mussolini in memoria della madre Rosa.
Una delle singolarità dell'opera è che compaiono i fasci del littorio
coperti da fasci di rose, paludamento operato da una suora per salvare
l'opera dalla distruzione dopo la caduta del dittatore.
Madonna del Libro, Pregevole dipinto di epoca compresa tra il XV e
il XVI secolo.
Mercato dei Viveri
(Piazza Dovia)
Con la sua struttura a semicerchio colonnato domina la piazza appositamente
costruita. Il centro è segnato da un arco in prospettiva con la casa
natale di Benito Mussolini. L'esedra porticata, di fatto, era stata
progettata per esaltare scenograficamente la casa di Mussolini tant'è
che, proprio a partire dall'arco, era stata costruita un'imponente
scala che sfociava davanti alla casa del duce e che, egli stesso,
tuttavia, fece abbattere. La struttura è stata realizzata tra il 1928
e il 1930 su progetto di Florestano Di Fausto.
Casa natale di Benito Mussolini
(Via Varano Dei Costa)
Casa di modesta fattura, venne costruita con grossi sassi e pietra
spungone senza intonaco esterno. Benito Mussolini vi nacque il 29
luglio 1883. La famiglia abitava le tre stanze del primo piano; nello
stanzone ai piedi della scala, Alessandro Mussolini, padre del futuro
"duce", ebbe la sua seconda bottega di fabbro. Rosa e Alessandro vi
abitarono fino alla nascita del primo dei loro tre figli, Benito,
poi si trasferirono al Varano.
Il progetto di sistemazione dell'area circostante la casa fu elaborata
nel 1940 dall'architetto Gustavo Giovannoni. Oggi la casa è vuota
e chiusa al pubblico.
Sarà aperta prossimamente.
Casa Baecker
(Via Roma)
Costruita su progetto del Genio Civile di Forlì, modificata da F.
Di Fausto tra il 1925 e il 1926, fu iniziata proprio il giorno della
cerimonia inaugurale della fondazione di Predappio Nuova.
La sua denominazione si deve a Lord William Baecker, simpatizzante
della politica mussoliniana e sostenitore della nuova impresa urbanistica
a cui contribuì offrendo una conveniente somma.
Il finanziamento di Lord Baecker servì in modo specifico alla costruzione
di questa casa il cui scopo era quello di assicurare una conveniente
sistemazione per le famiglie senzatetto, sinistrate dagli smottamenti
del vecchio nucleo del paese.
Edificio Postelegrafonico
(Via Matteotti)
Costruito tra il 1925 e il 1926 su progetto del Genio Civile fu modificato
da F. Di Fausto. Fa parte di un primo lotto di costruzioni programmato
par il nuovo centro organizzato per 10 mila abitanti. La rigida regolarità
imposta dal progetto originale dà vita ad un tema compositivo giocato
sulla duplicazione di alcuni elementi, che diventa caratteristica
distributiva e decorativa sia dell'impianto planimetrico che del disegno
dei fronti.
Scuola Elementare "Adone Zoli"
(Via Matteotti)
Fu uno dei primi edifici ad essere costruiti ( progetto di F. Di Fausto,
costruito tra il 1925 e il 1927). I riproposti caratteri della villa
suburbana sono qui introdotti dal tema del grande portico e accentuati
dalle sporgenze dei due corpi laterali, a chiusura dello stesso portico.
I busti dei tre grandi italiani che fuoriescono dagli occhi circolari
sono dello scultore bolognese Ulderigo Conti.
L'edificio, nel giorno della sua inaugurazione, venne salutato come
il miglior esempio di edilizia scolastica.
La Caserma dei Carabinieri
(Via Matteotti)
Realizzata con grande celerità su progetto del Genio Civile trasformato
poi da F. Di Fausto nel 1926, già alla sua inaugurazione risultò inadeguata,
poiché l'errato dimensionamento aveva immediatamente creato grandi
disagi funzionali e distributivi. Cosicché, nel 1934, seguendo il
progetto originale di F. Di Fausto, fu sopraelevato di un piano. Nel
1937, tuttavia, su progetto dell'architetto Arnaldo Fuzzi, l'edificio
fu totalmente ristrutturato inglobando la restrostante Casa Mandrioli.
Palazzo del Fascio
(Piazza S.Antonio)
Se la testimonianza del regime fascista è rimasta profondamente impressa
nella Predappio di oggi, questo palazzo, di formidabile effetto nelle
sue dimensioni oltreché nel contrasto dei suoi colori rossi e bianchi,
ne è il simbolo. Progettato dall'architetto Arnaldo Fuzzi, e costruita
tra il 1934 e il 1937 (scomparso dalla scena predappiese l'architetto
Di Fausto), l'edificio è composto da due grandi corpi di fabbrica
raccordati da un nucleo centrale che ospita il monumentale sistema
d'ingresso. La torre littoria è posizionata a lato, simbolo di potenza,
rispondente ad una architettura "virile e modernissima". Tutto il
piano terreno fu destinato all'accoglimento di gruppi di "pellegrinaggio"
e a centro ricreativo, in una successione di spazi pavimentati da
svariati tipi di marmo (cipollino verde, bardiglio di Carrara, marmo
rosa di Cagli, marmo rosa di Vagli); un ufficio turistico di propaganda,
pavimentato con linoleum a vivaci colori, proponeva al visitatore
pubblicazioni sul fascismo. Allo stesso piano, oltre la torre littoria,
era collocato un bar ed un elegante ristorante. Il primo piano era
destinato agli uffici delle segreterie dei vari comitati e a grandi
sale per congressi. Nel seminterrato era collocato un albergo diurno
ad uso dei visitatori. L'edificio fu inaugurato il 21 aprile del 1937,
giorno natale di Roma, con un grande ballo notturno alla presenza
di Benito Mussolini, Achille Starace e Galeazzo Ciano. Prossimamente
sarà riaperto con funzioni polivalenti.
Palazzo Varano
(Piazza S.Antonio - Visitabile - tel. 0543/922245)
Attuale sede comunale è stato ricostruito tra il 1926 e il 1927 su
progetto del Genio Civile di Forlì, F. Di Fausto intervenne modificandolo
profondamente. Il toponimo "Varano" è di origine romana, mentre poco
o nulla si conosce dell'edificio, nonostante l'assiduo sforzo degli
storici locali. Fu in parte residenza per famiglie indigenti e in
parte scuola elementare. Per circa vent'anni fu dimora dei Mussolini
avendo insegnato qui Rosa Maltoni, la madre del futuro dittatore.
I tre piani sono tuttora collegati da uno scalone in pietra grigia
proveniente dalle cave viterbesi di Peperino. Benito Mussolini provvide
a proprie spese agli oggetti d'arredo e inviò da Roma 11 casse colme
di suppellettili. Nell'attuale sede del Consiglio Comunale per molti
anni la comunità di Predappio si riuniva per affollate veglie danzanti.
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Asilo S. Rosa

Casa natale di Benito Mussolini

Caserma dei Carabinieri

Palazzo del Fascio

Palazzo Varano

Chiesa S. Antonio
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Casa dei Sanitari
(Piazza S.Antonio)
Costruita tra il 1929 e il 1931 su progetto di F. Di Fausto è in realtà
un complesso che comprende tre edifici. Abbandonata infatti l'idea
di un vero e proprio ospedale, troppo costoso e difficilmente gestibile
per un'utenza pressoché inconsistente, si optò per una struttura con
farmacia, abitazione dei sanitari, medici ed addetti compresi, ambulatorio
e dispensario antitubercolare. Il complesso fu inaugurato da Benito
Mussolini il 29 luglio 1931, con la recalcitrante presenza delle autorità
religiose, contrariate con il capo del Governo per l'improvviso avvenuto
scioglimento dell'Azione Cattolica.
Chiesa di S.Antonio da Padova
(Piazza S.Antonio - Visitabile - tel. 0543/922104)
Costruita su progetto dell'architetto Cesare Bazzani ed inaugu-rata
nel 1934 domina con la sua imponenza la piazza e chiude la visuale
di Via Matteotti. Il suo interno è organizzato a croce latina su tre
navate divise da larghi pilastri e riecheggia lo stile bramantesco.
La prima pietra della costruzione, dedicata a S.Rosa da Lima, fu posta
il 30 agosto 1925 su un terreno donato da un privato e con il patrocinio
di un comitato diretto da Rachele e Arnaldo Mussolini.
Ma le difficoltà politiche intercorse in quel tempo tra Stato e Chiesa
bloccarono di fatto gli entusiasmi costruttivi del regime e solo nell'ottobre
del 1931 iniziarono i lavori della Chiesa, dedicata non più a S.Rosa
ma a S.Antonio, evangelizzatore francescano delle terre di Romagna.
La facciata principale della chiesa è rivestita con lastre di marmo
di Cagli e di Trani, nella lunetta bronzea opera dello scultore Publio
Morbiducci campeggia la figura di S.Antonio appoggiato su un ceppo
di quercia.
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La torre campanaria
La costruzione, che presenta evidenti richiami a quella di S.Marco
a Venezia, costituì il prototipo per tutti i campanili costruiti in
quegli anni nell'intera Romagna.
Ex Casa G.I.L.
(Via IV Novembre - Visitabile)
Costruita nel 1937 dall'architetto Cesare Valle (che progettò anche
le sedi G.I.L. di Forlimpopoli e Savignano sul Rubicone) mostra una
costruzione sobria e di buona qualità distributiva.
Non a caso. La sede della Gioventù Italiana del Littorio venne costruita
infatti quando già il paese era stato dotato di tutti i suoi contenitori
sociali e l'esigua dimensione dell'edificio potè imporre al progettista
palese rinuncia a qualsivoglia elemento del vocabolario retorico del
regime.
La Casa era distribuita tra i reparti per i "balilla" e per gli "avanguardisti",
che erano dotati di sale di lettura, e i reparti per le "piccole italiane"
che avevano invece un'aula per l'insegnamento dell'economia domestica.
Oggi l'edificio è sede della Comunità Montana dell'Appennino Forlivese.
Casa di Cura "Opera S.Camillo" - Ex Villa Castelli
(Viale della Libertà)
Costruita su progetto dell'architetto De Angeli per l'ingegner Castelli,
bolognese, direttore dello stabilimento Caproni, non fu mai abitata
da quest'ultimo e dalla sua famiglia. Nel 1942, infatti, per la cattiva
gestione dell'azienda affidatagli, Castelli fu mandato al confino
e la villa messa in vendita. Interessato all'acquisto il comando generale
della G.I.L. la fece valutare. Ne risultò una somma di 2 milioni e
600 mila. Nel dopoguerra la villa fu acquistata dall'Opera S.Camillo
e trasformata in casa di cura.
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Cimitero Monumentale
(sulla Strada Statale 9Ter, a 2 chilometri e mezzo dal centro in
direzione Premilcuore)
Di stile romanico è un ampio quadrilatero organizzato in posizione
romboidale.
È stato costruito nel 1939 su progetto dell'architetto Florestano
Di Fausto che in uno dei suoi angoli vi ha inglobato l'austera basilica
di S.Cassiano in Pennino.
La sistemazione del cimitero nacque dall'intenzione di Benito Mussolini
di riunire le salme dei genitori e costruire un famedio per i propri
congiunti, ma, soprattutto, di dare un aspetto monumentale al luogo
che ospitava la tomba della madre, visitata incessantemente da tutta
Italia e ornata di fiori freschi donati a turno dagli agricoltori
d'Italia.
Secondo il progetto di F. Di Fausto il quadrilatero è costruito per
tre lati da percorsi porticati mentre uno dei lati è occupato dalla
Pieve.
Su altri due angoli contrapposti, ad esaltare la visione prospettica
del famedio dei Mussolini, figurano l'ingresso e la cappella per le
funzioni religiose nella cui cripta è custodita la tomba dell'ex dittatore
e della sua famiglia.
All'interno: La tomba di Benito Mussolini. La cripta della cappella,
oltreché la tomba del "duce", custodisce quella dei suoi genitori,
della moglie e dei figli.
Chiesa di S.Cassiano in Pennino
(Visitabile - tel. 0543/922274)
Situata su un angolo del cimitero monumentale di S.Cassiano, risale
al XI secolo.
Le prime citazioni relative alla pieve risalgono al 1001, ma la tradizione
popolare vuole che il complesso religioso sia sorto nel V sec. d.C.
per volontà di Galla Placidia, figlia dell'imperatore Teodosio che
da Ravenna guidò l'impero Romano d'Occidente.
Più probabile l'origine attribuita all'iniziativa dei primi cristiani
che la costruirono sulle fondamenta di un preesistente tempio pagano.
La località, infatti, antico valico di attraversamento dell'Appennino
fra Gallia ed Etruria, era già abitata in tempi pre-cristiani.
Nominata anche come basilica, ebbe, almeno fino al'600, grande importanza
religiosa ed amministrativa. Gravemente danneggiata da un terremoto
o da una frana nel XVII secolo, fu sottoposta ad un profondo rifacimento
baroccheggiante e nuovamente consacrata nel 1643.
Un ulteriore restauro si registra nel 1863.
L'ultimo rifacimento, iniziato nel 1930 e concluso nel 1934, ha ridato
alla chiesa il suo profilo romanico.
In quel frangente, l'intero complesso venne demolito e il progetto
di ricostruzione affidato alla Sovrintendenza all'Arte medievale e
moderna dell'Emilia-Romagna.
Per la ricostruzione stilistica, curata dagli architetti Icchia e
Corsini, fu scelta la strada dei criteri analogici adottando come
modelli di rifacimento le basiliche paleocristiane di Ravenna.
Una nuova torre campanaria vi fu annessa nel 1935; negli anni 1940-1941
vennero realizzati i complementi in stile necessari alla funzionalità
liturgica della chiesa.
All'interno: Il crocifisso, opera di un allievo del Beato Angelico.
La cripta, è la parte più antica della chiesa. Forse di origine bizantina,
custodisce una esposizione documentaria e fotografica della storia
della Pieve.
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Cimitero Monumentale

basilica S. Cassiano in Pennino

Chiesa di S. Cassiano
in Pennino
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I dintorni
Villa Pandolfa
(Lungo la strada statale 9Ter in direzione Predappio a 3 km provenienti
da Forlì - tel 0543-940381)
Un tempo fastosa per atrio, scalone e saloni in cui si conservavano
dipinti del Palmezzano, del Cagnacci e del Cignani è stata patrimonio
della nobile casata dei marchesi Albicini. Deve il suo nome a Pandolfo
Malatesta quivi attestatosi con le sue truppe nel 1442 mentre si accingeva
ad assediare il castello di Fiumana.
Chiesa di S. Agostino in Rocca d'Elmici
(Via Rocca d'Elmici, seguire le indicazioni stradali - Visitabile
- tel 0543-940088)
Di grande suggestione è una semplice costruzione romanica (risale
al XII secolo) in pietra arenaria e spungone, ricca di affreschi di
varie epoche.
All'esterno una quercia secolare ombreggia la stradella d'accesso,
nei dintorni sono state trovati reperti archeologici ed antiche tombe.
Appartenne agli eremiti Agostiniani del Monastero dei Portuensi di
Ravenna.
All'interno: Danza della morte, affresco, risalente al XVI secolo.
S.Girolamo, affresco, databile tra il XIV e il XV secolo, raffigura
il santo in cappa cardinalizia.
Madonna in trono, affresco, databile tra il XIV e il XV secolo, raffinata
memoria pittorica umanistico-rinascimentale
Rocca d'Elmici
(A 2 chilometri da Predappio, percorrendo Viale Roma in direzione
Fiumana)
Restano oggi solo i ruderi dei bastioni dell'antica Rocca e le tracce
del Castello di quella che un tempo fu una fortificazione contesa
e più volte distrutta.
Il Castrum Elmizie, fu prima fundus poi castrum, soggetto ai Calboli
sin da 900.
Passò poi a Ugone del Sasso nel 970, quindi a Simone di Particeto
che lo donò all'Abbazia di Isola. Incendiata dai Fiorentini nel 1236,
fu soggetta alla Curia di Ravenna, ai Calboli e agli Ordelaffi, per
andare poi alla Santa Sede (1359) che la cedette a Cervatto Sassoni
di Cesena. Tornata agli Ordelaffi fu fortificata da Pino nel 1471
e dal 1535 passò definitivamente al Comune di Forlì.
Rocca delle Caminate
(Strada Provinciale n. 126, a 4 chilometri dall'abitato di Predappio
imboccando Via Mazzini in direzione Meldola - Solo visite guidate
nel parco - tel. 0543/923020)
È collocata lungo una strada che attraverso numerosi tornanti sale
verso lo spartiacque con la valle del Bidente. Di probabili origini
romane fu, forse, torre di avvistamento. L'origine del castello risalirebbe
invece al X o XI secolo. Visse qui nel 900 Guido delle Caminate e
nel 997 la rocca fu residenza e castello dei Belmonte di Rimini che
ne conservarono la proprietà fino al 1469. Il castello fu distrutto
almento tre volte: nel 1212, nel 1236 dai faentini e nel 1469 da Pino
Ordelaffi che lasciò indenne solo la torre centrale. Passato alla
Repubblica Veneta e in seguito a varie famiglie nobiliari venne totalmente
distrutto dal terremoto del 1870. Quando la Federazione Provinciale
Fascista di Forlì l'acquistò non era altro che un ammasso di macerie.
Nel 1923 fu ricostruita integralmente, secondo la teoria del falso
storico, su disegno degli architetti L.Corsini e S.Baccarini. Gli
ambienti destinati alla residenza furono riprogettati secondo un gusto
neomedievale che voleva riprodurre una presunta e archetipica immagine
architettonica del Medioevo romagnolo.
Nel 1927 la Rocca fu donata a Benito Mussolini che ne fece la sua
residenza estiva. Per Margherita Sarfatti, Rocca delle Caminate simboleggiava
il nuovo "nido dell'aquila" che da Predappio aveva volato fino a Roma.
Vi soggiornarono i membri della casa regnante, capi di stato, ambasciatori
di varie nazioni. Nel 1943 la Rocca fu sede della prima riunione del
Consiglio dei Ministri della Repubblica Sociale Italiana.
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Rocca delle Caminate
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A tre chilometri a monte di Predappio,
su uno sperone roccioso sul quale si staglia l'antica rocca attorno
a cui si coagula la storia del minuscolo paese, sorge Predappio Alta.
Il piccolo borgo medievale deve la sua denominazione ad un regio decreto
del marzo 1936 che volle in tal modo diversificarre l'antico agglomerato
dalla nuova città che stava sorgendo a valle. Ma il toponimo Predappio
risale, probabilmente, al nome dei militari romani imparentati o seguaci
dell'antica famiglia degli Appi insediatisi nella valle dopo la cacciata
dei Galli Buoi. La località, conosciuta come Presidium Domini Appi,
era abbreviata nei documenti in Pre.D.i.Appi. e da qui sarebbe derivato
il nome. L'edificazione della rocca si deve a Giovanni d'Epée o d'Appia,
che nel 1283 ottenne il castello dal pontefice Martino IV in cambio
della sua opera per riportare sotto il dominio della chiesa le città
ribelli in mano ai ghibellini. La storia di Predappio e del suo castello,
con l'inizio delle lotte feudali, si identifica con quella di Forlì
e dello Stato della Chiesa ed è legata alle fazioni guelfe e ghibelline
delle famiglie dei Calboli e degli Ordelaffi di Forlì. Donata alla
Repubblica di Firenze da Francesco de Calboli nel 1382, fu eretta
in Comune ma passò nuovamente agli Ordelaffi e in seguito alla Santa
Sede che la tenne fino all'invasione francese. Trascorso il dominio
napoleonico, il territorio ritornò sotto lo Stato Pontifico fino all'unità
d'Italia. Fino al 1927 fu sede del Comune, funzione della quale fu
espropriato nel momento in cui apparve più consono alla sua funzione
di paese del "duce" creare più in basso una moderna città.
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Predappio Alta
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Il castello
L'origine del Castello di Predappio è analoga a quella dei vicini
castelli di Elmici e delle Caminate, sorti intorno al '900 ad opera
di feudatari locali. Nel 909 il Castrum Petre Appi apparteneva ai
Calboli, che lo dotarono di strutture difensive. Fortificato nel 1471
da Pino Ordelaffi, potente signore di Forlì, si presentava quasi imprendibile,
difeso com'era da due torrioni d'angolo e da formidanili mura ma soprattutto
dalla posizione dominante. Scuro e imponente ancor oggi si eleva con
slancio dalle piccole case strette ai suoi piedi. Dovette essere tuttavia
più presidio strategico che baluardo bellico, tant'è che, in assenza
dei saccheggi e delle distruzioni cui furono soggetti i castelli intorno,
è giunto sino a noi quasi nel suo assetto originario.
La portaccia
Di epoca medievale costituiva, e costituisce tuttoggi, l'accesso
al borgo fortificato. L'immagine sacra sul frontale è la riproduzione
di un quadro antico lì collocata per volere della famiglia Zoli che
abitava la casa a fianco.
Santuario della Beata Vergine della Maestà
(Via Piccinini - Visitabile - tel 0543-922323)
Di origine settecentesca, fu restaurrata nel 1927 dall'architetto
Antonio Rizzi e dedicata alla Beata Vergine della Maestà, per grazia
ricevuta e in memoria dei caduti della guerra del 1915/1918.
All'interno: Beata Vergine della Maestà, affresco dipinto su sasso
da anonimo autore gotico veneto-romagnolo della prima metà del secolo
XIV, collocato sull'altare maggiore nel 1774. Precedentemente l'affresco
era murato all'ingresso della Rocca.
Chiesa di S.Maria Assunta
(Piazza Cavour - Visitabile - tel 0543-922323)
Chiesa di impianto ottocentesco occupa con la sua mola un lato della
piazzetta Cavour. Costruita su una navata è la chiesa parrocchiale
di Predappio Alta. All'interno: "Ascensione" Olio su tela attribuito
alla scuola del Cignani (XVII secolo).
La ca' de sanzves
(Piazza Cavour - Visitabile - tel 0543-922410)
Quasi una reggia per il re dei vini romagnoli, il Sangiovese, appunto,
vino rosso granata intenso con orli violacei che nei territori intorno
ha trovato zona ad alta elezione produttiva ed occasione per sagre
e feste. L'enoteca, arricchita da un picccolo ma significativo museo
vinicolo, è ubicata all'interno di un edificio le cui cantine risalgono
al Œ400. Si tratta infatti di una vecchia abitazione appartenuta alla
famiglia Zoli, che ebbe tra i suoi esponenti il parlamentare di ispirazione
cattolica Adone Zoli più volte ministro e presidente del consiglio
negli anni '50, che la donò alla comunità predappiese.
I dintorni
Villa Salta
(A 5 chilometri dal paese in direzione Baccanello o Riggiano, verso
Predappio Alta - Visitabile - Tel 0543-35236)
A tre piani con una elegante torretta che fungeva da colombaia, ampie
sale ed un oratorio ricco di stucchi, risale al XV secolo. Nel sottosuolo
intorno alla villa sono rinvenuti resti romani che testimoniano l'esistenza
di un tempio votivo dedicatio a Deus ed Era. Appartenne alla nobile
famiglia Raineri Biscia, fu casa natale di Rachele Guidi, moglie di
Mussolini e figlia dei custodi della villa, e residenza estiva del
senatore Adone Zoli. Attualmente ospita un Centro di salute.
Villa I Raggi
(Ubicata in frazione Colmano, in direzione Castrocaro Terme)
Fu fatta edificare nel XVIII secolo al centro di un ombroso parco.
Una lapide ricorda l'ospitalità offerta a Giuseppe Garibaldi nella
sua fuga dopo la caduta della Repubblica Romana. Nel suo parco esiste
un'area perimetrata con tavolo e sedili in pietra sulla quale circola
un'antica leggenda che narra che chiunque vi entrasse ricevesse diritto
d'asilo.
Ex stabilimento aeronautico Caproni
(Strada Comunale Predappio Alta)
Fu l'unico impianto industriale sorto qui in epoca fascista. La parte
bassa dell'intero complesso, i cui lavori iniziarono nel 1933, venne
edificata inglobando due edifici gemelli appertenenti alla Società
Zolfi. Terminata nel 1935 iniziò la propria attività con la costruzione
degli aerei trimotori Savoia Marchetti S.M. 81 Pipistrello. A partire
dal 1937 ospitò la produzione in esclusiva, per un totale di 150 esemplari,
dell'aereo Caproni Ca. 164, biplano da addestramento. Nel 1940 lo
stabilimento venne ampliato per far fronte all'attività di costruzione
di aerei da guerra, stimolata dall'ingresso dell'Italia nella seconda
guerra mondiale. Con l'occupazioone nazista buona parte dei macchinari
fu trasferita al nord e la produzione interrotta. Nel dopoguerra lo
stabilimento fu adibito ad altre attività, fra cui incubatoio scientifico
legato all'avicoltura e industria di arredamenti per navi. Sulla destra
ci sono i locali che ospitavano un tempo le officine; sulla sinistra,
nelle viscere della collina, un sistema di tunnel sotterranei, fungeva
da deposito e da difesa. Al loro interno sono state impiantate, tra
le prime in Italia, coltivazioni di funghi champignons. Oggi, per
il complesso, si valutano progetti di allestimento di un museo aeronautico.
Le grotte della zolfatara
(A due chilometri da Predappio Bassa, strada a destra prima di
Predappio Alta)
Presenze caratteristiche dell'ambiente naturale predappiese sono il
prodotto dell'attività estrattiva dello zolfo, in passato fonte di
reddito per le famiglie locali. Appartenute prima alla famiglia Manzoni
poi all'Anic di Ravenna furono abbandonate verso il 1950. Caratterizzate
dalla presenza di acque sulfureee, da stalattiti, da roccia sedimentaria
che racchiude numerosi fossili, fino a pochi anni fa erano popolate
da una ricca colonia di pippistrelli. Alcune mostrano caratteristiche
curiose che hanno dato il nome ai vari siti. Dal 1981, nel periodo
natalizio, le grotte ospitano una grande rappresentazione sacra della
Natività. Abili costruttori allestiscono carrellate di scene come
in una rappresentazione cinematografica ogni anno diversa.
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Il Castello
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Santuario della Beata
Vergine della Maestà |

Beata Vergine della Maestà |

Villa Salta |
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